Vendere prodotti fair trade: l'esempio di Vagamondi

Pubblicato da Andrea Pastore nella categoria Idee nuove il 13/11/2018ultimo aggiornamento il 13/11/2018

Esploriamo il mondo del commercio equo e solidale, fatto di prodotti spesso più costosi, ma che garantiscono condizioni di lavoro dignitose a tutti i loro operai. Questo settore può rivelarsi un business interessante

Vendere prodotti fair trade: l'esempio di Vagamondi

Nel mondo capitalistico, si sa, l'etica non sempre la fa da padrone: spesso le grandi aziende nell'ottica di massimizzare il guadagno e di arrivare sul mercato a prezzi più competitivi possibile producono i beni che consumiamo ogni giorno in paesi sottosviluppati, dove il costo della vita è più basso e non ci esistono (o sono molto più blande rispetto all'Europa) tutele per i lavoratori, che vengono letteralmente sfruttati. Già dalla seconda metà degli anni 60 è nato il movimento del commercio equo e solidale, che ha come obiettivo la vendita di prodotti realizzati da aziende che garantiscono condizioni dignitose a tutti i lavoratori della loro filiera. La sensibilità verso questi tipi di prodotti cresce sempre di più, quindi perché non pensare di commerciare questo tipo di prodotti? Ne parliamo con Davide Bertelli, socio della cooperativa Vagamondi, distributrice di prodtti Fair Trade.
Ciao Davide, ci spieghi cosa fa Vagamondi?
Vagamondi è una cooperativa che opera nel commercio equo e solidale, nata nel 2002 con un progetto in Sri-lanka. Avevamo un negozio equo solidale gestito da un’associazione di volontari, che veniva aperto 2 tre giorni a settimana.  Poi c’è stato chiesto da delle suore di Modena di allargare una scuola di bambini sordomuti in Sri-lanka. Dopo una prima visita abbiamo capito che l’esigenza era di far lavorare anche le mamme di questi bambini, e gli abbiamo proposto di fare dei lavori per il commercio equo e solidale. È nata una cooperativa registrata che si chiama Aralrya che impiega oggi circa 60 persone. Abbiamo cominciato a tenere il negozio aperto più spesso e abbiamo creato la cooperativa perché aumentando il volume di affari questo non poteva più essere gestito da un’associazione (che resta tuttora in vita, si occupa di raccolta fondi e della gestione dei progetti internazionali).

Uno dei prodotti che vendete è la Ubuntu cola: com’è nata l’idea di portare questa bevanda in Italia?
Il progetto Ubuntu è stato ideato da due ragazzi inglesi che acquistano zucchero fair trade e realizzano una bevanda simile alla coca cola. Ho conosciuto il progetto Ubuntu nel 2009 in Irlanda, mentre facevo un progetto con Amnesty International. Sono andato a Londra a parlare con gli ideatori del progetto, che aiutava la popolazione del Malawi (uno dei paesi più poveri dell’Africa). l’aiuto consiste nel fatto che più si acqusita zucchero più viene dato un premio alle popolazioni locali da spendere unicamente in opere sociali (es pozzi, scuole, ospedali). Ho cominciato a visitare il paese e conoscere la loro realtà e per capire cos’è la filosofia Ubuntu (che significa condivisione, stare insieme e partecipare)

la scelta di usare prodotti fair trade vi rende meno competitivi degli altri?
No, perché il mondo del fair trade è sempre più conosciuto e trova sempre più spazio nei supermercati. La gente si interessa sempre più a questi prodotti perché consuma un qualcosa che dall’altra parte del mondo produce del bene. Diventano consumatori consapevoli.

Come promuovete un prodotto la Ubuntu cola?
Pubblicizziamo principalmente sul web, sui social, alle fiere e poi con il passaparola raccontavamo la storia di questa bevanda, davamo in conto vendita un certo quantitativo di bevande e vedevamo l’effetto che faceva sulle persone. Ci siamo focalizzati sugli effetti che questa bevanda ha in altre zone del mondo, non abbiamo mai voluto metterla a confronto con altre bevande.

A parte la Ubuntu cola, quali sono gli altri prodotti?
Vagamondi è conosciuta per la cartoleria fatta con lo sterco degli animali, soprattutto gli elefanti. Abbiamo trovato un progetto in Sri-lanka molto interessante: fino a poco tempo fa i contadini sparavano agli elefanti perché danneggiavano le loro terre, un ragazzo ha creato un’azienda che paga lo sterco degli elefanti e consente cosi ai contadini che li raccolgono di costruire recinzioni più alte e di guadagnare qualcosa. Lo sterco raccolto viene mischiato a carta riciclata e un colorante naturale e vengono ricavati articoli per cancelleria.

Come fate la ricerca di nuovi prodotti?
Spesso sono gli stessi produttori che ci suggeriscono i loro prodotti. Ci parlano della loro storia e se ci piace il progetto avviamo il progetto di certificazione (tutti i nostri prodotti sono certificati Fair trade oppure equo garantito). In altri casi collaboriamo con i produttori locali per svilupapre nuove idee e rendere i loro prodotti più compatibili con le tendenze italiane.

Avete prodotti Fair trade italiani?
No, ma abbiamo una serie di prodotti realizzati da cooperative italiane (ad esempio la pasta di libera prodotta nelle terre confiscate alla mafia, prodotti alimentari fatti nelle carceri dai detenuti, prodotti fatti a mano da cooperative che donano una seconda vita al cuoio, latta, legno e altro)

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