Fare impresa con la cultura, l'esempio di Pamart

Pubblicato da Andrea Pastore nella categoria Startup il 02/09/2015

Fare impresa con la cultura, l'esempio di Pamart

L'italia è uno dei paesi con il patrimonio artistico più ricco in assoluto: tra musei, siti archeologici e monumenti ci sono non meno di 5000 luoghi di interesse internazionale, che attraggono decine di milioni di turisti. Perché allora non provare a guadagnare con la cultura?
È quello che ha pensato Annamaria Parlato, che alcuni fa ha creato lo studio di progettazione culturale Pamart. Le abbiamo fatto alcune domande per capire quali sono le competenze e come lavora questa figura professionale ancora poco presente nel nostro territorio.
Ciao Annamaria, com'è nata l'idea di creare uno studio di progettazione culturale?
Dopo la laurea ho fatto diverse esperienze nella sovrintendenza e altri enti preposti alla salvaguardia e valorizzazione del patrimonio culturale, al termine dell'ultima esperienza di questo tipo decisi di provare con un'amica a realizzare uno studio di progettazione culturale che doveva comprendere sia la progettazione di eventi che la consulenza.

Cosa fa un progettista culturale?
Si occupa di creare eventi per valorizzare il territorio, la sua cultura e la sua arte. Cerca di creare interconnessioni tra i sistemi culturale-turistico-sociale-economico e della formazione. Ha una solida formazione culturale, (bisogna sapere che la cultura può cambiare anche da paese a paese), un po' di esperienza in enti o associazioni culturali, e di come si programmano le attività

Quali sono stati i primi lavori?
Come sempre iniziare non è facile. All'inizio abbiamo provato a contattare tour operator per proporre itinerari campani basati sulla cultura lontano da percorsi commerciali. Certo, di tante email inviate pochi hanno risposto, ma è stato un inizio.

Hai iniziato questo percorso imprenditoriale insieme ad un'altra persona, che ad un certo punto è venuta meno. Come ti sei sentita in quei momenti?
In quel momento mi è crollato il mondo addosso, però io ho deciso di continuare, ho continuato a studiare e formarmi, anche in altri ambiti come ad esempio il marketing o il web.

Chi sono i clienti di un progettista culturale?
Possono essere sia pubblici (ad esempio gli enti, scuole) che privati (ristoranti, alberghi e tanti altri). chiaramente gli eventi che si possono realizzare sono diversi: ad esempio con le scuole ho realizzato un progetto di didattica museale insieme ad altri partner (anche questa è una cosa molto utile, per fare progetti più interessanti e acquistare credibilità), tra cui il museo del Duomo di Ravello. Abbiamo portato una realtà più “virtuale” in un'aula e cerchiamo di insegnare la museografia e museologia in una maniera più divertente.
Per i privati, invece, si possono creare gli eventi più disparati, ad esempio io ho creato il format che ho chiamato cena cena dell'arte, che ha riscosso un buon successo: sono cene in cui i clienti dei ristoranti, oltre a mangiare cibo a tema, ascoltano approfondimenti sulla tematica trattata.

Cosa serve ad un progettista culturale?
La cosa più importante è l' iniziativa: molti degli eventi che ho realizzto li ho proposti io, poche volte vengo contattata io direttamente, e comunque non è accaduto all'inizio. Oltre a questo, come ho già detto prima, è molto importante la cultura personale: si tratta di un mestiere che richiede una formazione continua.

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