Byxee, la startup per chi va in bicicletta

Pubblicato da Andrea Pastore nella categoria Startup il 09/11/2015

Ciclisti assidui o occasionali, questa startup ha pensato a voi: applicando l'intelligenza artificiale alla visione hanno creato un dispositivo che vi avvisa quando c'è un'irregolarità stradale.

Byxee, la startup per chi va in bicicletta

Vi è mai capitato di avere un incidente mentre pedalavate tranquillamente con la vostra bicicletta, magari perché non avete notato un'irregolarità stradale? In caso affermativo, o se semplicemente siete ciclisti assidui, apprezzerete sicuramente la startup di cui parliamo oggi: si tratta di Byxee, che ha realizzato un dispositivo in grado di avvertire il ciclista della presenza di buche o altri ostacoli che potrebbero

essere pericolosi. Abbiamo fatto alcune domande a Riccardo Ricci, founder di questa startup.

Ciao Riccardo, com'è nata l'idea di Byxee?
Io sono socio di Keyword, un'azienda di informatica che si occupa di intelligenza artificiale dove cerchiamo sempre nuovi settori a cui applicare le nostre conoscenze. Un giorno ho avuto un problema causato da un'irregolarità della strada e proposi di realizzare un dispositivo in grado di avvisare il ciclista di questo tipo di pericoli.
Insieme ad Andrea Mazza, mio collaboratore in Keyword, abbiamo vagliato una serie di tecnologie che ci consentivano queste cose. Un altro socio, Marco, si è occupato della realizzazione dei prototipi: ne sono statti realizzati sette prima di arrivare a quello definitivo.

Come funziona il vostro dispositivo?
Il dispositivo è composto da una telecamera ottica e un'unità di calcolo che elabora i dati. Con i normali computer è possibile fare queste operazioni, ma hanno un ingombro molto elevato e non sono portatili: noi abbiamo brevettato un sistema che la cui autonomia è intorno alle 30 ore, in un ingombro contenuto.

Trattandosi di un progetto hardware avrete dovuto affrontare problematiche diverse da chi sviluppa software, ci parli della vostra esperienza?
In primis essendo un progetto nuovo non esisteva documentazione su quello che stavamo facendo. Ogni tecnologia vagliata doveva essere sperimentata, e questo significa capire prima cosa c'è dietro. Abbiamo impiegato un anno di tempo solo per scegliere la tecnologia, poi abbiamo impiegato altri sei mesi per arrivare al prototipo definitivo.

Avete fatto una campagna di crowdfunding, che però non ha raggiunto l'obiettivo. Cosa farete ora?
In realtà quello era un soltanto un test per vedere la risposta dei mercati esteri, anche se non abbiamo raggiunto il nostro obiettivo abbiamo capito quali mercati erano più interessati, inoltre abbiamo avuto molti contatti tra cui anche aziende del settore interessate alla produzione.

Dove verrà prodotto il dispositivo?
Cercheremo di mantenere l'assemblamento in italia e frazionare la produzione ad aziende cinesi, in modo da evitare che il progetto venga copiato. Essendo hardware, bisogna fare attenzione anche a questo.

Parliamo della tua attività principale, Keyword: inizialmente era una web agency, ora fate tutt'altro. Come mai questo cambiamento?
Dopo tanti anni ci siamo resi conto che era necessario fare un salto di qualità, così siamo passati da qualcosa che sanno fare tutti a qualcosa di più difficile, analizzando trend e settori di mercato oppure capire cosa pensano le persone delle nostre aziende clienti e migliorare così la loro comunicazione.

Possiamo definirvi startupper seriali?
Più che startupper seriali siamo innovatori, quindi riusciamo ad applicare le nostre tecnologie a diversi settori e da li nascono delle startup.

Che vantaggio c'è a creare tante startup invece di mantenere queste conoscenze in keyword?
In questo modo si crea una startup che è focalizzata su un solo obiettivo. Questo può essere importante perché gli investitori sono più propensi nell'investire in aziende che hanno un progetto specifico in un settore ben definito.

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