9 parole da conoscere se sei uno startupper

Pubblicato da Andrea Pastore nella categoria Creare impresa il 23/12/2015ultimo aggiornamento il 23/12/2015

Mai sentito parlare di fund, angels e venture capital? Se viaggi nel mondo delle startup, queste sono le coordinate!

9 parole da conoscere se sei uno startupper

Quando il progetto di una startup è in embrione, questo attraversa varie fasi contraddistinte da altrettante parole-chiave. Avete mai sentito parlare di fund, angels e venture capital? Sicuramente sì, poiché questi termini tecnici sono ben noti a chi si avventura nel mondo delle startup; ma dato che ci stanno a cuore anche le “new entry”, vi abbiamo preparato una lista di keywords ordinate secondo il “ciclo di vita” di una startup, cioè secondo l’ordine (più o meno) temporale di apparizione nell’ambito della gestione di un neonato progetto d’azienda.

1) Modello di business

Il modello di business è uno schema semplice ed intuitivo che sintetizza già al primo impatto il metodo con cui la startup si inserisce nel mercato. Ci sono vari metodi per rappresentarlo, quello più diffuso è il Canvas Business Model. Le sue sezioni sono in grado di far trapelare eventuali criticità negli aspetti fondamentali del funzionamento del Business, e di conseguenza, le criticità che potrebbero coinvolgere la dinamica reddituale della tua futura azienda.

Costituisce anche la base per lo svolgimento del Business Plan, ancora molto utilizzato nel vecchio continente, poiché il BP spesso deve esprimere dati previsionali anche su periodi triennali, e con un Business Model strutturato risulta più semplice pervenire a considerazioni numericamente più realistiche.

2) SWOT Analysis

L’analisi SWOT è uno strumento di pianificazione strategica che analizza 4 fattori fondamentali (Strenghts, Weaknesses, Opportunities & Threats) mediante una matrice che interseca i punti di forza e quelli di debolezza con opportunità e “minacce” esterne provenienti dal settore economico di riferimento. Idealmente, l'analisi SWOT andrebbe svolta da un cross-functional team o una task force che rappresenta una vasta gamma di prospettive.  Questo strumento può essere usato in qualsiasi processo decisionale in cui un determinato obiettivo sia già stato stabilito (anche all’interno di realtà no-profit, unità governative e singoli individui). Ad esempio, un team di SWOT può includere un contabile, un venditore, un direttore esecutivo, un ingegnere, e un difensore civico. Utile per comprendere quali sono le prospettive di business e le difficoltà da attendersi, può anticipare o seguire la ricerca del/dei fund/s.

3) Fund/s

Letteralmente sono i fondi, gli investimenti. Frequentemente costituiscono il calcio di partenza poiché sono diretti a coprire i primissimi costi di sviluppo dell’idea, al fine di consentirti un ingresso nel mercato. In genere vengono concessi in cambio di quote della società nascente, da uno o più investitori. I momenti in cui i finanziamenti si rendono necessari, tuttavia, possono essere vari e ripartiti in più punti del ciclo di nascita e vita di una azienda, ogni singola fase è detta round di finanziamento. Possono coprire, oltre ai costi di starting up, eventuali costi di ampliamento dell’azienda, di lancio di nuovi prodotti, di sviluppo di nuovi progetti.

Si desumono attraverso la Capitalization Table detta anche Cap Table, che descrive schematicamente i round di investimento, l’ammontare degli stessi, le fonti di finanziamento e l’utilizzo. Dalla Cap Table è facile desumere informazioni riguardanti il Burn Rate, ovvero il tasso al quale una startup è in grado di “bruciare” gli investimenti in capitale ricevuti, per giungere alla fase in cui si generano “Revenues”. In base alla fase operativa (sviluppo di prototipo, ingresso nel mercato etc) in cui si verificano gli investimenti, inoltre, si possono distinguere fondi cosidetti “seed”, “early” Round A, B. La ricerca dei fondi può includere la creazione di pitch ad hoc.

4) Pitch

Deriva dall’inglese ed è l’abbreviazione di “elevator pitch” (lancio sull’ascensore). In parole semplici, è la breve presentazione di un’idea di business, che dura circa 30 secondi, durante la quale uno startupper emergente ha la possibilità di esporre la propria idea ad un un investitore. Le entità finanziatrici, in ambito startup, spesso si suddividono in Angels e Ventures.

5) Angels

Gli Angels investors sono gli investitori “buoni”, coloro che si occupano di investire nella tua idea quando mai ti saresti aspettato che qualcuno lo facesse. In genere compiono finanziamenti di tipo seed (semina), quando si tratta di finanziamenti di importo inferiore a 500.000 $, o finanziamenti di tipo early, compresi tra 500mila e 1mln. Ovviamente non sono enti di beneficenza, e quando erogano somme è perchè deve trattarsi di un’operazione con un valore atteso logicamente elevato.

In questo caso vale la regola FFF per definire gli angels, distinguendoli in Family, Friends and Fools, per delineare l’origine di questo tipo di finanziatori.

6) Venture Capital

I Ventures Capital sono, diversamente dagli Angels Investors, degli investitori strutturati che si occupano di ricercare le startup a più alto contenuto innovativo, in quanto sono le aziende con più capacità di successo nel mercato. I finanziamenti dei VC sono sempre rivolti a qualsiasi startup lasci prevedere la possibilità di elevati e rapidi guadagni in qualsiasi settore ed, in genere, con l’intenzione di entrare nel capitale della startup e sostenerne lo sviluppo, per, poi, appena raggiunto l’apice del successo e del valore di mercato, vendere la quota, ad un prezzo di gran lunga superiore, per riutilizzare i soldi in altri progetti “di ventura”, giacché, la logica ed il target del VC, non è, quasi mai, quella dell’investitore a lungo termine.

7) Flussi di ricavi

Si tratta dei ricavi e di conseguenza di una parte sostanziale della dinamica reddituale attraverso la quale la tua startup, eventualmente, genererà profitti. Nel business model i ricavi sono una componente fondamentale alla cui gestione è necessario dedicare una cura approfondita, detta appunto Revenue Management o Yeld Management. La gestione dei ricavi tende infatti a massimizzare questi ultimi e ad ottimizzarli al fine di sviluppare tutte le capacità reddituali possibili. La tecnica più conosciuta consiste nel modificare i ricavi per unità sulla base del reale andamento della domanda. Per definire correttamente i flussi di ricavi, bisogna tener conto di ogni Segmento di clienti presente nel modello e che il prezzo in questione è quello della Proposta di Valore.

8) Pricing

Sembrerà superfluo dirlo, ma il pricing è l’attuazione fattiva del prezzo, valore monetario del prodotto o servizio offerto. Il prezzo può basarsi su:

-Costi di prodizione: somma, quindi, spese di produzione più margine di guadagno. Lo svantaggio di questo percorso è rappresentato dalla sua distanza dall’analisi dei prezzi di mercato. Generalmente, i prezzi risultanti da tale strategia sono fissi.

-Mercato di riferimento: ottimo se ci si posiziona all’interno di un mercato con dei competitors attivi. Se il cliente è già abituato a pagare un determinato prezzo per la stessa tipologia di prodotto/servizio, sarebbe rischioso non tenerne conto.

-Valore del prodotto/servizio: tiene conto delle caratteristiche tecniche, ma anche di “elementi non tangibili”, come la risposta a un bisogno. Il prezzo viene definito dai pareri dei prospect, derivati da contatti e ricerche di mercato. 

9) Exit 

Questa parola non ti servirà per un bel po’. Perché? Perché è l’ultima che pronuncerai riferendoti alla tua startup. Se i piani funzionano e tutto va come previsto, l’exit strategy prescelta sarà la strategia (metodo) di uscita (vendita delle proprie quote) da un’attività (la vostra startup o azienda). Il più delle volte l’exit non si riferisce alla startup in sé, ma all’azione compiuta da un founder o un investor.

 

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