Quokka, il social network per sapere chi c'è nei luoghi che ci interessano

Pubblicato da Andrea Pastore nella categoria Startup il 01/05/2016

Grazie alla geolocalizzazione, questa startup romana promette di farci sapere quante persone ci sono in un luogo, ancor prima di andarci.

Quokka, il social network per sapere chi c'è nei luoghi che ci interessano

Avete mai desiderato sapere chi c'è in un luogo prima di decidere dove andare? Magari per sapere se è troppo affollato, oppure adatto ad una chiacchierata? Quokka è l'app che fa per voi: è stata creata da un gruppo di ragazzi romani e consente di sapere chi è presente in un determinato luogo, grazie alla condivisione della propria posizione. Basta aprire l'app e cercare il luogo desiderato per scoprire le persone presenti nell'area. Abbiamo parlato con Roberto Verde, CEO di questa startup.

Ciao Roberto, com'è nata l'idea di Quokka?
Quokka è il risultato di più storie che si intrecciano, nasce da due idee distinte. La prima risale a quando io ero bambino: avevo 5 o 6 anni e quando ero in bagno a casa mia immaginavo che dalle mattonelle del bagno uscissero degli schermi per controllare gli ambienti circostanti. L'altra idea è quella del attuale socio, Simone di Paolo, che 4 anni fa aveva avuto fondato startup molto simile a quokka. Si chiamava Nesea e permetteva di sapere chi c'era nelle discoteche grazie ad un elaborato algoritmo di check in. Una sorta di Quokka più limitato, che però non non è riuscita a proseguire, sia per l'abbandono da parte di alcuni soci sia perché non riuscì a trovare finanziamenti. Simone mi contattò per lavorare per la sua startup, ma ero troppo piccolo e non me la sentivo.

Tempo dopo lo ricontattai e dalle ceneri di Nesea è nata Quokka: ci siamo resi conto che l'esigenza delle persone è quella di sapere chi c'è un un posto, nel senso che per decidere dove andare una sera vogliono sapere chi c'è in quel posto, se magari è deserto possono essere disincentivate.

Quanto tempo ha richiesto lo sviluppo del vostro prototipo?
Cinque mesi durissimi durante i quali abbiamo sviluppato una prealfa che abbiamo presentato agli investitori. Abbiamo ricevuto un piccolo finanziamento di 5000 in cambio del 3% dell'azienda grazie ad un mio parente in America, ed abbiamo speso questi soldi in modo originale: abbiamo fatto delle campagne su facebook mirate a trovare fondi, e ci hanno contattato un'azienda di comunicazione e un utente dell'app. Abbiamo raccolto 150.000 euro che abbiamo investito assumendo altri sviluppatori e abbiamo presentato la beta il 10 febbraio.

Trovare contatti per investitori grazie a facebook è un'impresa davvero difficile, come ci siete riusciti?
Abbiamo cercato di profilare una campagna per persone che avessero interessi di venture capital, e dopo qualche giorno abbiamo ricevuto un'email con la prima manifestazione di interesse. Ovviamente poi si è avviata una lunga fase di verifica delle nostre metriche, conoscenza del team e tanto altro, che ha portato gli investitori ad puntare su di noi.

 

Come avete convinto invece gli investitori a puntare su di voi?
Li abbiamo convinti con i nostri numeri: in 3 settimane l'app ha registrato 2500 utenti attivi in pre-alfa con 0 budget di investimento in marketing. La pre-alfa che consentiva di prenotare le discoteche, e in quelle tre settimane sono state generate 10.000 prenotazioni. Poi ovviamente è stato molto importante il team: gli investitori hanno misurato le nostre capacità di fare impresa e soprattutto la nostra capacità di mettere in pratica l'idea che avevamo.


Qual è il modello di business dell'app?
In questo momento non inseriremo feature a pagamento, puntiamo acr dare alle persone un prodotto bello, a creare una community grande che usa la nostra app per il piacere di utilizzarla. In futuro inseriremo la possibilità di prenotare nei locali e altro.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?
Nel breve termine dobbiamo fare diverse release per arrivare al prodotto finale, che sia performante. Step 2 vogliamo uscire dalle università per lavorare prima sul mercato cittadino e poi su quello nazionale. Per questo vogliamo creare un prodotto scalabile in maniera autonoma.

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